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La Rappresentanza è sempre più di regime: Al via la dittatura sindacale »

Non hanno mosso un dito per più di vent’anni mentre padroni e governo esportavano la produzione nei paesi dove lo sfruttamento ha ridotto alla fame intere popolazioni. Adesso che con la crisi non c’è più lavoro, i sindacati confederali rendono obbligatori, con una metodica da America latina gli accordi facendo disconoscere le sigle sindacali che osano opporsi, mettendo la parola fine al libero sindacato.


Via libera quindi all’accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacale da parte dei direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil, che sarà portato al confronto con Confindustria. Il 30 aprile i direttivi unitari di CGIL CISL e UIL che si sono riuniti a Roma per discutere di mobilitazione unitaria, del confronto con le associazioni di impresa, delle proposte del sindacato sul tema della rappresentanza approvano un documento che di fatto metterà la parola fine al quel misero residuo di democrazia sindacale che era ancora rimasto. L’ accordo sulla rappresentanza che CGIL CISL UIL stanno definendo con la Confindustria non è altro che un brutale atto di normalizzazione autoritaria delle relazioni sindacali. Esso stabilisce che il diritto alla rappresentanza ce l’hanno solo coloro che preventivamente accettano un accordo. In definitiva Si azzera il sistema esistente e si riparte da capo. Ai tavoli dei contratti nazionali parteciperanno soltanto le organizzazioni che rappresentano più del 5% degli iscritti. A quelli dei contratti aziendali le RSU e i loro sindacati. Gli accordi saranno validi solo quando la maggioranza dei sindacati o delle RSU lo sottoscriveranno. La consultazione dei lavoratori non sarà più obbligatoria ma auspicata. Potrà esprimere il suo giudizio finale ma non avrà valore. Con questo sistema si supera definitivamente il problema del dissenso cancellando il diritto a opporsi alle peggiori intese. Questo accordo costituisce un esproprio di quella già tanto auspicata legge sulla rappresentanza. Vietato ricorrere in tribunale, vietato protestare, vietato esercitare il diritto di essere minoranza. La dittatura del metodo FIAT è stata così esportata anche in altri settori. Lo statuto dei lavoratori somiglia soltanto ad un lontano ricordo e frutto della passata esistenza di una cosa chiamata democrazia del lavoro. Questo è in definitiva il succo di ciò che confederali e Confindustria stanno concludendo in queste ore sulla rappresentanza sindacale e che successivamente, dopo la manifestazione farsa della Fiom, ne renderanno noti i contenuti. In una fase di forte crisi come quella l’attuale ed Ovunque ci sia una lotta o una ribellione vera allo sfruttamento, i lavoratori ed i loro sindacati non potranno più protestare e ribellarsi. Pensiamo alle lotte sindacali attuali più importanti e partecipate della Lombardia, come Trenord e S.Raffaele, dove vedono CGIL CISL UIL ostili ed estranee, oppure come accade alla lotta dei lavoratori migranti della logistica. Oppure sebbene in maniera più ridotta la lotta sull’orario di lavoro a Careggi.

L’obiettivo è ridurre gli spazi democratici, colpire il dissenso e cancellare il diritto di sciopero.

È ora di ribellarsi sul serio !!

Sindacato autogestito USI- AIT sanità – Segreteria Nazionale usisanita.segreterianazionale@gmail.com

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Chi tace acconsente »

La scrivente organizzazione sindacale avendo appreso dell’inqualificabile clausola “aggiuntiva” formulata e sottoscritta da tutte le OOSS firmatarie del CCNL CHIMICI in data 4 marzo 2013 in virtù della quale ai lavoratori non iscritti ad alcun sindacato viene chieso “un pizzo” di 20 euro se – entro il termine perentorio del 31 maggio p.v. – essi non provvederanno a consegnare in direzione aziendale il modulo precompilato che si allega
INVITA
I lavoratori medesimi ad opporsi a questa richiesta scorretta che – pur non volendola corredare di un significato improprio quale quello di una, velata, forma di “estorsione” – basandosi sull’ignoranza dei fatti e sulla clausola del, cosiddetto, silenzio/assenso incide pesantemente – sia pure “una tantum” – sui già magri bilanci del lavoratori falcidiati dall’inflazione e dalla crisi.

Invita, altresì, tutti gli organi di informazione di massa a cui tale missiva è indirizzata di darne il massimo risalto al fine di consentire la veicolazione delle corrette e necessarie informazioni che consentano ai lavoratori di scegliere – in assoluta libertà – se aderire, o meno, alla sottoscrizione della, fantomatica, “quota associatica straordinaria”.

UNIONE SINDACALE ITALIANA PUGLIA

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ILVA dixit: quella petizione non s’ha da fare! »

Antonio Ruggiero nel suo ultimo intervento ha chiaramente espresso tutte le sue perplessità in merito al rallentamento “della spinta propulsiva” – di matrice autogestionaria – in corso in seno al Comitato di Cittadini e Lavoratori Liberi e pensanti. Spinta che si è interrotta a partire dal 15 dicembre 2012 data in cui – nella ben riuscita manifestazione regionale – si parlava ancora di: esproprio senza indennizzo, confisca internazionale dei beni del gruppo Riva, riqualificazione dei lavoratori, bonifiche del territorio e delle acque, passaggio a tecnologie produttive meno invasive (corex ecc), immediata riconversione industriale utilizzando (anzi ampliandola) la stessa “platea” di lavoratori impegnati, oggi, all’ILVA …

Oggi la situazione è drasticamente cambiata: a fronte di un, massiccio, utilizzo della cassa integrazione in deroga fa da contraltare l’utilizzo strumentale dei, cosiddetti, “contratti di solidarietà”, che costituiscono un’ulteriore elemento di divisione tra lavoratori per la gestione – a dir poco – “clientelare” – con la quale questi contratti vengono erogati.
Si moltiplicano le denuncie di discriminazione tra lavoratori ai quali tali contratti si applicano con “maggior frequenza” rispetto ad altri mentre – d’altro canto – l’azienda, con l’avallo confederale, fa ricorso al lavoro straordinario in totale spregio della norma pattizia che vieta il ricorso allo straordinario in regime di “contratti di solidarietà”.

E’ in questo clima di – evidente – restaurazione confederalpadronale che si inserisce la vicenda dell’operaio Delli Ponti in cui l’azienda – scavalcando l’esplicita volontà dei tantissimi lavoratori Ilva che hanno firmato ai banchetti fatti dai sindacati di base per devolvere ore di lavoro o di ferie come contributo al loro compagno di lavoro Stefano Delli Ponti – ha sguinzagliato i suoi “fiduciari” Fim, Fiom e Uilm a rifare nuovamente questa petizione solidale, come se le firme pregresse messe spontaneamente e volontariamente e già consegnate all’azienda fossero “impresentabili” e avrebbero valore “cogente” solo quelle con il timbro ed il “placet” confederale.

Un’ulteriore dimostrazione di come il connubio sindacato/dirigenza aziendale sia assoluto ed inscindibile. Oppure – per dirla tutta – del ruolo preponderante che i sindacati “gialli” hanno nel soffocare ogni anelito autogestionario proveniente dal basso. Anche a costo di giocare – ancora una volta – con la salute (e la vita) di un lavoratore.

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Vertenza San Raffaele: comunicato USI Sanità »

La vertenza del San Raffaele in questi mesi ha rappresentato senza dubbio uno dei momenti più significativi del conflitto sociale in ambito sanitario a livello nazionale, anche e soprattutto considerando tutto il contesto stesso in un cui si è collocato. La vertenza ha infatti rappresentato un progetto pilota nella strategia padronale che nel corso degli anni ha favorito lo smantellamento del servizio sanitario pubblico a favore di un privato ormai sempre più funzionale al profitto. La vicenda del San Raffaele di Milano ha dimostrato infatti ampiamente l’intento di consegnare un servizio di qualità nelle mani di poche grandi caste imprenditoriali. Un processo degenerato nel corso del tempo e che oggi si palesa in tutta la sua mostruosità: la conversione della salute in merce. Dopo mesi di lotte fatte da presidi, blocchi e scioperi con lo spettro di una repressione sempre più evidente da parte dell’amministrazione sempre in agguato, dopo una trattativa in Regione durata 17 ore, il 10 maggio è stata siglata la nuova ipotesi di accordo per il San Raffaele. Accordo che è stato poi ratificato oggi 17 maggio dalla RSU e da tutte le organizzazioni sindacali (USB, USI, LAS, CGIL, CISL e UIL ), a seguito di sei assemblee con i lavoratori che si sono svolte in questi giorni per discutere l’ipotesi di accordo. Dalle assemblee dove hanno partecipato oltre 1500 lavoratori vi è stato un pressoché totale plebiscito. Solo otto i contrari e un astenuto. Non vogliamo entrare nel merito dei dettagli dell’accordo, ed è proprio in funzione di ciò che abbiamo atteso il giudizio dei lavoratori attraverso le loro assemblee. Quello che ci preme sottolineare sono solo alcune considerazioni e alcune cose essenziali.

- Il fatto che allo stato attuale, rispetto al precedente accordo firmato a Roma e bocciato dai lavoratori, sono cambiati alcuni punti di grande rilievo. A seguito di questo accordo sono salvi tutti i posti di lavoro e azzerati i licenziamenti, respinta la deroga alle voci salariali del Contratto Nazionale e respinto il passaggio al contratto della Sanità privata. Ritirati inoltre tutti i pesanti provvedimenti disciplinari, emanati dall’amministrazione nei confronti dei lavoratori che nel corso delle lotte avevano superato le ore di assemblea previste.

- Come segreteria nazionale, pur valorizzando gli obbiettivi raggiunti con la lotta, non intendiamo esaltare l’accordo, così come stanno facendo alcune sigle sindacali e politiche. Un accordo che in ogni caso ha dei limiti da un punto di vista sindacale e nello specifico in merito allo scambio tra salario e occupazione. Teniamo a precisare tuttavia che il presente comunicato viene emesso dopo aver preso coscienza delle alcune diverse posizioni internamente a USIS e dopo aver cercato di racchiuderle tenendo conto di tutto il contesto.

- Ribadiamo ancora una volta che l’unico giudizio che è legittimo è quello scaturito dai lavoratori del San Raffaele attraverso le loro conclusioni. Quella del San Raffaele è stata una lunga e difficile vertenza in risposta ad un pesante attacco da parte dell’amministrazione che ha salvato non solo posti di lavoro, ma anche l’erogazione di servizi ai pazienti. Una vertenza molto forte in quanto ha prodotto uno scontro con i lavoratori e con la RSU particolarmente duro, dove i delegati hanno dovuto far fronte, oltre agli attacchi repressivi della direzione aziendale anche agli attacchi dei sindacati confederali, che in varie occasioni non hanno perso l’occasione per cercare di screditare tutta la RSU stessa e arrivando persino ad additarla come responsabile dei licenziamenti.
La grande e generosa resistenza dei lavoratori del San Raffaele, dei nostri compagni di USI del san Raffaele, della RSU, e l’azione diretta e solidale del Coordinamento dei Lavoratori Ospedalieri Milanesi, queste sì sono le cose che vanno esaltate!

- La lotta con i sacrifici ad essa connessi paga sempre e quella del San Raffaele ne è la dimostrazione più evidente. Solo la perseveranza e la lotta dei lavoratori porta a ottenere dei risultati concreti.

Vogliamo anche evidenziare la divaricazione tra quei sindacati che erano pronti a dare i lavoratori per sconfitti ed altri che invece hanno deciso di rappresentare i lavoratori in maniera organizzata attraverso la lotta sino alla fine. Essi sono gli unici che possono uscire a testa alta da questa durissima vertenza. Sono tutti quei sindacati che da sempre si sono opposti a questo massacro, ma soprattutto i lavoratori che non si sono mai arresi neppure dopo la forte repressione messa in atto dall’azienda e dopo i primi licenziamenti. Nel prendere atto dell’attuale primo successo ottenuto dai lavoratori come segreteria nazionale vogliamo ringraziarli per non avere mai abbassato la guardia e la mobilitazione in questi lunghi mesi difficili.

Firenze 17 maggio 2013


Per la segreteria nazionale USI – AIT sanità
Lusi Corrado

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1900 ESUBERI ALLA NATUZZI »

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo. Un’unica annotazione ci sia concessa: come commenta amaramente il dirigente sindacale Fillea-CGIL la – persistente – remissività con la quale anche la Cgil cede ad ogni richiesta padronale non fa che peggiorare la situazione e ringalluzzire i padroni. Ma – come insegna la lotta esemplare del San Raffaele di Milano – un’altra forma di sindacalismo è possibile. Basta crederci e autorganizzarsi dal basso. L’USI-AIT – in quest’ottica - sarà sempre al fianco dei lavoratori in lotta! redazione

Lo scorso 17 Maggio, la Natuzzi ha annunciato ai sindacati di avere circa 1900 esuberi tra i vari stabilimenti in Italia, quindi il numero più alto di lavoratori in eccesso rispetto alla capacità produttiva fin’ora dichiarato dalla stessa azienda santermana.
Secondo l’omonimo Presidente del gruppo industriale, le cause di tale tragico record negativo sono da addebitare a diversi fattori: la crisi economica che attanaglia da tempo tutto l’occidente, l’euro che continua a tenere testa al dollaro, il costo industriale (tra cui, quindi, il costo del lavoro) non competitivo con quello di concorrenti sleali, ma parte della colpa l’avrebbero anche i suoi dipendenti che non raggiungono gli standard di produttività e qualità del prodotto preventivati. Pertanto, l’ultima slide, tra quelle che evidenziavano i sopracitati dati, si concludeva con una minacciosa accusa “ci state costringendo a lasciare l’Italia”.
E’ davvero curioso che un’azienda che da sempre, oltre a godere di tutti i possibili finanziamenti pubblici, ha pressappoco unilateralmente organizzato e delocalizzato la produzione e selezionato il personale da tenere in fabbrica, anziché collocare in Cigs, oggi non senta il dovere di ammettere le proprie responsabilità e scarichi su altri colpe che, invece, derivano unicamente da un’errata strategia industriale.
Ciò che più inquieta è che si mette da subito in guardia le Oo.Ss. dal proclamare scioperi o azioni di protesta, invitando loro piuttosto a collaborare e a venire incontro alle aspettative della controparte. Ma questo è esattamente ciò che è avvenuto fin’ora. Alla Natuzzi, infatti, tranne eccezionali e limitati scioperi, ha sempre regnato la pace sociale e la conflittualità non è mai stata aspra o persistente. E’ probabile, viceversa, che proprio quest’ultimo punto abbia contribuito non poco all’emorragia dei posti di lavoro. A tal proposito, non sembra sia stata molto lungimirante la remissiva sottoscrizione di accordi di Cigs che ormai ininterrottamente, e con gli stessi contenuti, si sono susseguiti dal 2004, sperando che arrivasse prima o poi dall’azienda un segnale di inversione di tendenza, speranza puntualmente dimostratesi vana.

La Natuzzi presenterà un piano industriale degno di questo nome e si assumerà la propria responsabilità sociale, anziché scaricare soltanto i costi sulla collettività, se si aprirà una vertenza che la costringerà a farlo. Altrimenti, continuerà a perseguire il suo naturale interesse, che è quello di ciascun imprenditore, ovvero spostare la produzione dove sono assicurati i più lauti profitti e non certo quello di tutelare i livelli occupazionali. Dunque, si auspica che le organizzazioni sindacali accantonino ogni velleità di patti sociali e che si apra una vera stagione di lotta, l’unica difesa possibile contro la perdita dei posti di lavoro.


Felice Dileo
RSU Natuzzi
Direttivo Fillea-Cgil Bari

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Le “buone maniere” »

Quella della “seconda Repubblica” è sempre stata una favola cui alla fine, non han creduto nemmeno i bambini; prima o seconda, si è sempre trattato della Repubblica dei briganti e dei potenti che salvaguardano i loro interessi. Ogni tanto han dovuto cedere alle piazze in tumulto, ma poi si sono sempre ricompattati recuperando meglio di prima.

Solo degli sprovveduti o dei furbastri potevano pensare che si fosse trattato di un gioco democratico nel quale, ribaltando un risultato elettorale, tutto poi sarebbe potuto cambiare. A conferma, ecco il nuovo governo a guida monocolore DC, pronto a ristabilire privilegi per i boiardi, ad “aiutare” le grandi imprese (che a loro volta finanziano la politica), a sostenere il mercato degli armamenti, a ritrovare un equilibrio
che metta le banche al sicuro da ogni rischio e Berlusconi al riparo dalle inchieste giudiziarie.

Letta-Alfano evocano molte cose: il compromesso storico che fa cadere la maschera di una sinistra all’epilogo di una corsa parlamentare durata ottant’anni; la riproposizione di una guida cattolica filo vaticana con tutto quello che rappresenta in termini di ritardo su diritti civili e riforme laiche, che pone l’Italia agli ultimi posti nel Mondo, molto vicino agli stati integralisti; una garanzia per l’industria bellica e il sistema militare, gli unici a non subire tagli (oltre 14 miliardi di euro confermati nel 2013-2014.2015); il ritorno, o piuttosto, la conferma di un ministro siciliano agli interni, tempestiva e puntuale vista la necessità di operare scelte in materia di ordine pubblico, fino ad ora rimandate: stroncare la lotta contro il MUOS, che sta facendo andare in bestia gli americani e rischia di far fallire il loro grande progetto di sistema di telecomunicazioni satellitari per le guerre di oggi e di domani; rispondere con decisione alle situazioni fuori controllo (politico e sindacale) che dalla Val Susa a mezza Italia (con le recenti cariche alla Statale di Milano) mettono in discussione scelte economiche e progetti di devastazione ambientale, ma di largo profitto; attivare un sistema di prevenzione dei conflitti che rischiano di esplodere, sia a livello sociale che individuale (l’attentato di Preiti è più che un chiaro segnale).

Francesco Crispi e Mario Scelba hanno lasciato scritto i loro nomi sui libri di storia con il sangue dei lavoratori ammazzati per loro ordine; riuscirà Angelino a fare altrettanto?

E’ la fine di una farsa politica, di un’ambiguità che, come un cane attaccato ai fianchi, ci ha accompagnati per oltre un secolo: l’illusione democratico-parlamentare, rapinatrice di risorse, forze e intelligenze ai movimenti più radicali (anarchici, sindacalisti rivoluzionari, antagonisti in genere) per rafforzare un percorso burocratico che ha portato la sinistra socialista e comunista italiana (ma anche i loro nipoti, pronipoti e figli illegittimi) ad arenarsi sulle sponde del realismo borghese, socialdemocratico e filocapitalista. Il ritorno di Berlusconi, e dei fascisti al potere, frutto dell’imbecillità e della pochezza del PD e del Movimento 5 Stelle ne è la logica e inevitabile conseguenza.

Anche con un parlamento per un terzo in mano al partito di Casaleggio e Grillo, chiunque può vedere come non vi siano spazi per gli interessi degli ultimi, per politiche antiatlantiche, per ribaltare le riforme su lavoro e pensioni, per limitare i poteri forti. Dalla DC alla DC passando per mani pulite, Prodi, Di Pietro, la Gabanelli, i Verdi, Bertinotti, e così via: si torna ai blocchi di partenza.

Come leggere quell’affermazione di Beppe Grillo che, con tono tra la denuncia e lo scoop, faceva sapere che “gli elettori non contano”. Quanto ci ha messo per giungere a questa conclusione? E quali le ripercussioni pratiche di questa frase? Nessuna, solo chiacchiere da venditore di tappeti che i vigili vogliono allontanare dal portone di Montecitorio. Non era proprio lui durante la campagna elettorale a istruire i suoi candidati con pagine di Graeber sulla natura della democrazia occidentale? E l’antropologo libertario americano cosa dice, se non che il tentativo di mischiare democrazia e Stato è fallito, e la vera democrazia è quella che si attua fuori dalle istituzioni, nei movimenti sociali e nelle società che si sono date modelli di partecipazione dal basso, auto-organizzate, rifiutando le gerarchie e le disuguaglianze tipiche dei sistemi capitalistici e democratico-borghesi?

Grillo vuol darsi il tono del leader extraparlamentare proprio mentre cerca di salvare la faccia al sistema dimostrando le possibilità del parlamentarismo; da buon pifferaio, conduce chi lo segue nel baratro del fallimento politico, dando una mano al sistema, contribuendo alla sua rigenerazione. Di cui il ritorno di Berlusconi e il ricompattamento dei democristiani sono il risultato più evidente. La sterzata a destra del sistema politico ci fa capire quali potranno essere gli sviluppi delle tantissime lotte in atto in Italia: una dura repressione ed una imposizione dell’ordine, per ridare slancio al saccheggio organizzato del territorio, alla depredazione delle risorse, che tanto piace a chi governa e comanda, perché fa aumentare il PIL e gonfia i portafogli di padroni e banchieri.

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Epilogo non scontato, perché questi signori devono fare i conti con chi, in questi anni, ha imparato a non fidarsi dei partiti e delle istituzioni; con chi ha imparato a proprie spese che non ci sono governi amici; con chi ha messo in atto pratiche orizzontali di mobilitazione e organizzazione, esperienze di democrazia diretta, attraverso la partecipazione in prima persona. Dalle battaglie contro la TAV che dalla Val Susa si estendono in tutto il Nord Italia, a quelle di Venezia contro il Mose o le grandi navi, passando per Vicenza-Dal Molin, per le battaglie contro elettrodotti, discariche, trivellazioni, a tutte le battaglie legate al lavoro, con in testa il settore della logistica del centro-nord, o alla precarietà e alla feroce ristrutturazione: non siamo più davanti a lotte di cortile, ma ad un vero e proprio vasto e variegato movimento che non intende più mediare su temi come la salute, l’ambiente, la difesa del territorio, lo sfruttamento, che sta ostacolando processi di militarizzazione e di cantierizzazione, mettendo in crisi politiche e strategie pianificate anche a livello internazionale.

Questi movimenti hanno cominciato a far saltare il ruolo degli apparati burocratici, oramai nettamente scavalcati, come dimostrano le più significative lotte (dal San Raffaele di Milano alla logistica), o come emerso questo primo maggio a Napoli, con la contestazione alla manifestazione ufficiale, a Taranto, con la festa autorganizzata, a Portella delle Ginestre, con lo scontro tra servizio d’ordine della CGIL e movimenti.

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Il ricompattamento del potere spinge e spingerà anche al ricompattamento dei movimenti di lotta, l’unica vera realtà che ancora tiene alto il senso della dignità e della difesa dei diritti basilari dei cittadini e dei lavoratori. Non a caso una risposta sul terreno elettorale è già stata data con il forte incremento dell’astensionismo, che tende a radicarsi e radicalizzarsi demarcando nettamente il mondo del cretinismo parlamentare da quello della società reale di chi o lavora, o è precario, o non ha un lavoro, di tutte le vittime del sistema.

E’ una fase confusa e piena di incognite, ma fra queste, qualcuna potrebbe lasciare ben sperare.

Sicilia Libertaria – Editoriale – Maggio 2013 – numero 328

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31 maggio: sciopero generale NO MUOS a Niscemi … »

1 MAGGIO SCIOPERO GENERALE A NISCEMI CONTRO IL MUOS E LE 46 ANTENNE

nomuos

Il coordinamento regionale dei comitati no muos si è fatto promotore, con altri organismi del movimento no muos, di una giornata di sciopero generale a Niscemi per il 31 maggio. Una serrata di tutta la città per ribadire con la lotta dal basso
l’avversione popolare al MUOS, alle antenne, alla militarizzazione del territorio, agli attentati alla salute e all’ambiente.

Lo stesso giorno, mobilitazione nazionale No MUOS.

Passaparola!

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Primo Maggio a Portella delle Ginestre. »

Ovvero la Scampagnata a Portella dei “nuovi padroni” che nessun tiggì vi racconterà mai!.

Una giornata memorabile in cui i contadini e gli abitanti dei paesi del circondario, sin dalla fine dell’800, si muovevano in colonne per incontrarsi ogni anno sullo stesso punto e festeggiare la giornata internazionale dei lavoratori; una tradizione che ha resistito alla repressione crispina dei fasci dei lavoratori, a vent’anni di fascismo, alla strage del 1947 ordita dai servizi segreti italo-americani, in combutta coi fascisti e la mafia. Ma non ha resistito alla CGIL.

Questo primo maggio i tre sindacatistatalizzati hanno pensato bene di fare del corteo da Piana degli Albanesi a Portella una farsa, trasferendo i marciatori in pullman direttamente sul luogo storico in cui Schirò parlava il giorno in cui venne effettuata quella che diventerà la prima strage di stato di questo paese.

Un corteo in pullman, poi il comizio dei soliti tromboni, impreziosito dalla presenza della Boldrini, e quindi tutti a casa. Ma l’idea non è piaciuta ad un drappello di manifestanti, raccolti attorno alle bandiere NO MUOS, che han pensato bene di proseguire lo stesso a piedi.

Gli organizzatori hanno considerato questo uno sgarro ed hanno mandato le squadracce del servizio d’ordine della CGIL per persuadere gli irriducibili a desistere; niente da fare, neanche quando i toni si sono surriscaldati e i cigiellini, mostrando eccessi di nervosismo, hanno intimato ai manifestanti di sciogliersi in quanto quel corteo non era autorizzato.
I presunti padroni del primo maggio, nella veste di poliziotti della Digos, non sono però riusciti a impedire il corteo a piedi.

Al comizio finale, nessun riferimento al MUOS e nessuno spazio – ovviamente – agli inossidabili “osservatori della tradizione”; anche questa, come il 25 aprile, oggi continua solo con le lotte dal basso e con la partecipazione diretta.

FONTE: Sicilia Libertaria – maggio 2013 – pagina 1

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Taranto: c’era una volta … »

Questa mattina 4 nuovi arresti eccellenti riguardanti l’inchiesta per la discarica rifiuti speciali all’interno dell’ilva. Gianni florido presidente della provincia, Vincenzo Specchia ex direttore generale provincia, mentre Girolamo Alchinà ex “consulente” Ilva e Michele Conserva ex assessore provinciale all’ambiente il mandato di arresto lo hanno ricevuto mentre sono già in detenzione per altre vicende legate all’Ilva.

Naturalmente, almeno su queste pagine non staremo a far distinzioni fra buoni e criminali. In questa vicenda non ci sono buoni ma solo criminali, perche’ criminale e’ il modo di produrre del capitalismo. La vicenda Ilva non nasce di certo ora, il suo carico di morte e devastazione irrecuperabile del territorio lo porta con se dalla sua progettazione e installazione (italsider). Dei 20 000 occupati iniziali oggi ne son rimasti la metà o poco piu’ gestiti fra cassa integrazione, contratti di solidarietà (una truffa gigantesca orchestrata con i sindacati confederali), nessun rispetto delle “norme sulla sicurezza“.

Il gruppo Riva la dismissione l’ha preparata da tempo, le casse svuotate, le esposizioni con le banche non risanabili. la concertazione strutturale fra stato, governi locali, sindacati ed azienda oggi appare evidente per la sua drammaticità ma e’ organica al sistema. Questo non e’ stato chiaro – e non poteva esserlo vista la loro natura – alle tante associazioni ambientaliste cui va riconosciuto il merito per la tenacia di anni di denunce e mobilitazioni.
Non doveva certo esser chiaro alla magistratura che pure gli impianti a caldo li ha posti sotto sequestro giudiziario, anche se non hanno mai smesso di funzionare, e mandato agli arresti o inquisiti la proprietà, amministratori regionali, provinciali e comunali, vertici sindacali.
E’ stato chiaro invece al comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti (almeno a parte di esso) quando dietro lo striscione: IO NON DELEGO, IO PARTECIPO il 2 agosto 2012 ha fatto irruzione in piazza e nelle teste dell’intera città. L’unità fra lavoratori e cittadini e’ nei loro interessi reciproci; salute, occupazione, reddito non possono essere disgiunti.

I sindacati largamente delegittimati, i politici in fuga dalle loro responsabilità, l’azienda arroccata dietro le larghe spalle del ministro Clini, del governo Monti e del parlamento unanime.

Oggi la situazione e’ cambiata: nel comitato – a mio avviso – si e’ persa la dinamica della democrazia diretta e con essa inevitabilmente la visione complessiva dei rapporti di classe. Si son creati “gruppi di lavoro“: reddito, salute, comunicazione, ecc che di fatto hanno esautorato l’assemblea di ogni funzione, ammazzando il dibattito.

Va dato atto del successo del concertone del 1 maggio – 30/40000 partecipanti – ma anche il titolare soddisfatto della stampa: nessun pugno chiuso fra la folla. Si lavora giustamente per la riqualificazione di parte del territorio, ma della fabbrica ci si e’ dimenticati lasciando all’usb e qualche slai il compito di tener accesa la sempre piu’ tenua fiammella della contrapposizione di classe.

Sembrano lontani i tempi in cui – e se i meriti fossero spendibili me ne prenderei una buona fetta – nelle migliaia volantini e in tutte le quasi quotidiane assemblee pubbliche si parlava di: esproprio senza indennizzo, confisca internazionale dei beni del gruppo Riva, riqualificazione dei lavoratori, bonifiche del territorio e delle acque, passaggio a tecnologie produttive meno invasive (corex ecc).


antonio ruggiero

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NO MUOS: aggiornamento »

Presidio No MUOS a Niscemi espugnato con la forza mentre gli attivisti sono in sit-in a Palermo

Anche oggi, venerdì 10 maggio, dispiegamento delle forze di polizia per bloccare sin dal primo sorgere del sole le contrade Apa e Ulmo di Niscemi. E, come di consueto, la mobilità nell’area è possibile solo a piedi e previa identificazione di ciascun passante.

Approfittando dell’assenza del grosso degli attivisti e del comitato mamme No MUOS che sono in sit-in a Palermo per protestare contro il ricorso del governo al TAR, un convoglio composto di militari, operai, mezzi e materiali diretti al cantiere del MUOS ha tentato a più riprese l’ingresso alla base NRTF.

Intorno alle sei è entrato un primo convoglio, mentre un’ora dopo i pochi attivisti che hanno potuto raggiungere i luoghi sono riusciti a far tornare indietro un mezzo di operai scortato dalla polizia che ha probabilmente preferito accompagnarlo verso un ingresso secondario in quel momento non presidiato dagli attivisti.

Intorno alle 8,30 sono intervenuti i reparti antisommossa che in questo momento stanno sgomberando gli attivisti.

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